Il Teatro Romano di Terracina

 

Tra le numerose vestigia della ricostruzione urbana di Terracina, avvenuta sotto il dominio di Lucio Cornelio Silla (I secolo a.C.), particolarmente affascinante risulta il teatro romano, di cui si sono conservati ampi tratti ed emerso alla luce sotto un fabbricato sovrastante parzialmente distrutto durante i bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale, nel 1943. La particolare importanza di questo edificio, capace di ospitare oltre 4mila persone, sta nel fatto che esso è uno dei pochi teatri rimasti, fra quelli costruiti all’epoca, situati al centro della città. La sua unicità deriva anche dal fatto che esso sorgeva accanto alla via Appia antica, la regina viarum, di cui si può ancora scorgere un tratto (in parte ricostruito) nei pressi della piazza del Municipio, insieme al Foro Emiliano.

L’obiettivo che ci si è prefissati, ambizioso e difficile ma – allo stesso tempo – affascinante e di grandi prospettive, è quello di restituire la funzionalità alla struttura, una volta completati i lavori di scavo e recupero, perché essa venga riportata all’uso per il quale fu costruita duemila anni fa: la rappresentazione di eventi e spettacoli teatrali.

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TERRACINA: DALLE ORIGINI ALL’ETÀ ROMANA

La città è situata al bordo meridionale dell’Agro Pontino, a sud del promontorio del Circeo, verso la foce del fiume Amaseno sulla costa tirrenica, e si sviluppa da una propaggine del Monte Sant’Angelo fino al Lungomare Circe.

La rupe di Pisco Montano segna nettamente il confine meridionale del centro abitato; a sud si apre la pianura di Fondi, a nord l’urbanizzazione digrada progressivamente verso la campagna aperta e i borghi rurali. Nel territorio comunale scorrono i fiumi Sisto e Portatore.

Sulle origini della città, esistono diverse ipotesi. Si narra, ad esempio, di un gruppo di esuli Spartani che – fuggiti dalla loro patria – approdarono sulle coste del Tirreno, dove fondarono un villaggio ai piedi del Monte Leano, dove poi sorse un tempio in onore della divinità Feronia. Mantennero le loro usanze e i costumi originari, come l’uso di far cenare gli ospiti non su una tavola imbandita ma sulla terra nuda: da ciò sarebbe derivato il nome della città (Ταρρακινή in greco antico), poi trasformatosi nel latino Tarracina.

Recenti studi, invece, farebbero derivare il nome di Terracina dal vocabolo etrusco Tarchna, collegato anche al nome della città di Tarquinia e dei re di Roma Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo. Secondo Tito Livio, infatti, quest’ultimo (VI secolo a.C.) avrebbe inviato coloni sul litorale pontino, perché fossero di presidio  sul mare.

Il centro storico di Terracina sorge su due modeste alture prospicienti il mare: quella più bassa fu sede dell’abitato originario, mentre su quella più elevata, denominata Colle di San Francesco, venne insediata l’acropoli (corrispondente, grosso modo, all’odierno centro storico).

Le prime fasi storiche sono conosciute solo attraverso le fonti letterarie. Dapprima centro Ausonio, alla fine del VI secolo a.C. la città dovette essere già sotto l’influenza romana, come dimostrerebbe la sua menzione nel primo trattato romano-cartaginese citato da Polibio. In seguito fu occupata dai Volsci, che le mutarono il nome in Anxur (probabilmente dall’espressione aneu xuru, “senza rasoio”: Giove venerato era fanciullo, quindi ancora imberbe); a questa fase potrebbero spettare alcuni tratti delle mura in opera poligonale visibili in più punti sotto la cinta tardo-antica.

Ma furono i Romani a determinare in modo significativo l’intero assetto sociale, economico e urbano della città che ancora oggi è più che mai presente: altri tratti delle mura appartengono infatti alle fortificazioni che essi, dopo aver riconquistato la città (406 a.C.), realizzarono in occasione della fondazione di una “colonia marittima”, nel 329 a.C. Alcuni anni dopo – 312 a.C. – la città venne attraversata dalla Via Appia che, unendo Roma con Capua, costituiva un fondamentale asse di penetrazione militare e commerciale verso le ricche zone meridionali della penisola.

Inoltre, con la presenza di un porto, l’importanza di Terracina crebbe: la città, divenuta un notevole centro agricolo per lo sfruttamento intensivo della fertile vallata posta a occidente, cominciò infatti ad ampliarsi nella parte bassa contigua al mare, e questo consentiva un ulteriore sviluppo dei traffici commerciali fra Roma, le città del Meridione e l’Oriente.

Dopo la ristrutturazione, alla fine del II secolo a.C., dell’area sacra dell’acropoli, si ebbe una prima trasformazione urbanistica in età sillana (primi decenni del I secolo a.C.), quando vari monumenti in opus incertum (tra cui il teatro) vennero realizzati contemporaneamente alla ricostruzione del grandioso santuario di Monte Sant’Angelo (ossia il Tempio di Giove Anxur, le cui rovine sorgono ancora sulla sommità e dominano la parte bassa della città).

Una nuova trasformazione avvenne nella prima età imperiale, tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del secolo successivo:  l’edificazione, in forme imponenti, del nuovo Foro da parte del magistrato locale Aulus Aemilius, di cui si può ancora scorgere la scalinata accanto all’Appia.

Insieme alla piazza, circondata da portici, furono inoltre costruiti edifici religiosi e civili, che fecero di quest’area un complesso monumentale degno delle maggiori città dell’impero.

Anche la pianura sottostante il Monte Sant’Angelo risulta urbanizzata, fra il III e il I secolo a.C., lungo la Via ad Portum, la strada che conduceva dalla fertile area agricola della Valle (a nord-ovest della città) al porto di Terracina, per questa età noto quasi esclusivamente dalle fonti letterarie. Fra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. si assiste a una notevole espansione di Terracina bassa: vennero realizzati un secondo foro, impropriamente definito Foro Severiano, l’anfiteatro, di cui rimangono scarsi resti nelle case di Via Martucci, le terme e diversi edifici privati.

Terracina raggiunse il suo massimo splendore durante il periodo imperiale, quando il traffico marittimo si sviluppò a tal punto che l’imperatore Traiano ordinò l’ampliamento del porto, del quale ancora oggi esistono le strutture principali. Fu per rendere più agevole il passaggio dell’Appia attraverso l’estrema appendice dei Monti Ausoni che all’epoca di Traiano venne eseguito il taglio del Pisco Montano, enorme sperone calcareo separato dalla massa del Monte Sant’Angelo che tuttora sovrasta la regina viarum, costituendo un aspetto caratteristico del paesaggio tra il mare e la montagna.

Un ultimo significativo intervento si ebbe nei primi decenni del V secolo quando, in occasione delle invasioni barbariche, l’antica cinta volsco-romana fu sostituita da una nuova fortificazione comprendente anche una porzione della città bassa, la quale doveva essere già in gran parte abbandonata: la nuova cinta muraria racchiuse infatti solo una piccola porzione dell’area, e la sua funzione era, esclusivamente, quella di proteggere un tratto dell’Appia.

DOVE SIAMO

Il sito archeologico del Teatro Romano di Terracina si trova nella Piazza del Municipio, in pieno centro storico alto, esattamente di fronte al Palazzo Comunale.

COME ARRIVARE A TERRACINA

Da Roma: Autostrada A1, uscire al casello di Frosinone e prendere la superstrada Frosinone-Mare, in direzione Terracina. Alternative: SS148 Pontina e SS7 Appia dal G.R.A.

Da Napoli: Autostrada A1, uscire al casello di Cassino e prendere per Gaeta-Sperlonga, per poi giungere a Terracina attraverso la SS7 Appia o la SS213 Flacca.

Treno: la stazione ferroviaria di Terracina Centro non è attualmente agibile, pertanto si consiglia di prendere i treni che percorrono la linea ferroviaria Roma Termini-Napoli Centrale, scendere agli scali di Priverno/Fossanova o Monte San Biagio/Terracina Mare e giungere a destinazione tramite autobus e/o navette.